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Storia della Sezione S.Tenente Ettore Rosso Organigramma

S.Tenente Ettore Rosso


ETTORE ROSSO

UN EROE QUASI DEL TUTTO DIMENTICATO 





Vi sono persone che hanno la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto ed altre, come Ettore Rosso, che hanno la fortuna di essere al posto giusto per entrare nella storia. In quasi tutte le nazioni del mondo civilizzato gli eroi vengono celebrati ed additati ad esempio, in Italia non solo questo non succede, ma la tendenza è quella di dimenticare o addirittura mettere sotto una cattiva luce chi ha sacrificato la propria esistenza per un ideale. Tra le tante cause di questo modo di rapportarsi e ricordare i propri eroi (scarsa coscienza storica, poco sentito amor patrio, individualismo esasperato) una delle maggiori va individuata nelle dolorose e tragiche vicende dell8 settembre 1943. Questa data continua a rappresentare uno sorta di spartiacque nella storia italiana: cè infatti chi lo vede come un punto d'arrivo, chi di partenza, chi come un gravoso ricordo da cancellare, chi infine come un monito per il futuro.

Ciò che, comunque, è palese per tutti è che cosa abbia significato l8 settembre 43 per il nostro esercito: una tragedia di immani proporzioni dalla quale a tuttoggi non si è ancora ripreso (come disse Mario Cervi, occorrerebbe una guerra vinta, da soli, per poter riscattare l8 settembre agli occhi del resto del mondo). Eppure, nella generale dissoluzione di reparti e comandi, in quelle tragiche ore furono tanti i gesti di eroismo compiuti da singoli militari e da intere unità. Perché affrontare i tedeschi senza ordini da parte di uno Stato Maggiore impegnato in una vergognosa fuga, con poche munizioni e mezzi e con un armamento nettamente inferiore, fu eroismo.

La storiografia del secondo dopoguerra ha volutamente ignorato il sacrificio di tanti reparti del nostro esercito (e della marina e dell'aviazione) per motivi di opportunismo politico: la classe dirigente democristiana per far dimenticare l'esistenza e l'apporto della nostra macchina bellica alla guerra nazista, i monarchici per far dimenticare la fuga del Re a Brindisi ed i comunisti per far credere che l'unica forza che avesse combattuto i tedeschi fossero stati i reparti partigiani. Il caso di Ettore Rosso è solo uno dei tanti che si potrebbero esporre, ma è indicativo di come la storia patria abbia quasi del tutto rimosso un episodio di assoluto ed estremo eroismo.

Ettore Rosso nacque nel 1920 a Montechino di Gropparello (Piacenza), allo scoppio della guerra era uno studente del Politecnico di Milano, ma subito si arruolò volontario e venne destinato al 3° Reggimento genio. Da lì passò in Slovenia con il grado di sergente nel IV Battaglione telegrafisti con compiti di presidio. Dopo aver brillantemente frequentato il Corso per Ufficiali di Complemento del Genio, fu nominato Sottotenente ed inviato al CXXXIV Battaglione misto genio della Divisione di cavalleria corazzata Ariete, allora in fase di costituzione. L'Ariete faceva parte del Corpo d'Armata Motocorazzato (CAM) insieme alla Divisione corazzata Centauro, alla Divisione motorizzata Piave ed alla Divisione Granatieri di Sardegna. Il CAM era una delle due Grandi Unità destinate alla difesa di Roma nella tarda estate del 43. Al momento dell'annuncio dell'armistizio, la Divisione Ariete si trovava nella zona nord di Roma, lungo la direttrice della 3° Divisione Panzergrenadier che stava scendendo verso Roma dalla zona del lago di Bolsena.

Il Comando della Ariete aveva imperniato la propria difesa su tre capisaldi, due lungo la via Claudia, Manziana e Bracciano, ed uno sulla via Cassia a Monterosi. Fu proprio su questo ultimo caposaldo che, attorno alle 4,00 del mattino del 9 settembre, arrivò il Kampfgruppe Grosser della 3° Divisione Panzergrenadier, forte di una trentina di carri armati e di due battaglioni di fanteria motorizzati. Quando la testa della colonna tedesca giunse sul luogo dove il Sottotenente Rosso ed i suoi genieri stavano posando delle mine, il giovane ufficiale italiano fece mettere i suoi due autocarri di traverso alla Cassia. Il Comandante dell'avanguardia tedesca ordinò agli italiani di liberare immediatamente la carreggiata, ma Rosso respinse l'intimazione e, fatti allontanare i suoi uomini, tranne quattro volontari: i genieri scelti Pietro Colombo, Gino Obici, Gelindo Trombini e Augusto Zaccanti, oltre ai dimenticati "Cavalleggeri di Lucca" Angelo Gargantini e Paolo Alfonso Mucci, diede fuoco alle micce degli autocarri carichi di esplosivi mentre i tedeschi si avvicinavano. L'esplosione fu tremenda, perirono Ettore Rosso ed i suoi sei eroici sottoposti ed alcuni tedeschi tra cui il Comandante dell'unità germanica. I Panzergrenadieren ripiegarono per riorganizzarsi e riprendersi dallo choc di questa incredibile azione italiana, ben diversa dal comportamento di quelle ore della gran parte dei militari del Regio Esercito. Quando il Kampfgruppe Grosser riprese la sua avanzata verso Roma, il caposaldo di Monterosi era pronto a riceverli.

Il Reggimento Cavalleggeri di Lucca ed il III Gruppo del 135° Reggimento Artiglieria su pezzi da 149/19 respinsero le unità germaniche che non furono più in grado di attaccare per il resto della giornata. Tra gli italiani si lamentò la perdita di 20 uomini e 4 carri armati, oltre ad una cinquantina di feriti, tra i tedeschi le perdite furono similari con qualche mezzo blindato in più andato in fiamme. 

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